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Le Memorie di Adriano / Mémoires d’Hadrien

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Una pietra miliare della mia vita. L’ho letto tempo fa, ma è uno di quelli che comunque tengo sempre a portata di mano. Si legge d’un fiato, ci si trova un’illuminazione in ogni riga, poi lo si riprende, con calma, poi ci si va a cercare quel pensiero, quell’idea, quella parola che sono importanti, essenziali direi, nei vari momenti della vita. Scritto magnificamente. Un libro eccezionale, in ogni senso.

Il faut faire ici un aveu que je n’ai fait à personne: je n’ai jamais eu le sentiment d’appartenir complètement à aucun lieu, pas même à mon Athènes bien-aimée, pas même à Rome. Étranger partout, je ne me sentais particulièrement isolé nulle part.” / “È necessario ch’io confessi qui qualcosa che non ho mai detto a nessuno: non ho mai sentito d’appartenere interamente ad alcun luogo, neppure alla mia amata Atene, neppure a Roma. Straniero dappertutto, non mi sono mai sentito particolarmente isolato in nessun luogo”.

Creuser des ports, c’était féconder la bauté des golfes. Fonder des bibliothèques, c’était encore construire des grenier publiques, amasser des réserves contre un hiver de l’esprit qu’à certains signes, malgré moi, je vois venir. J’ai beaucoup reconstruit: c’est collaborer avec le temps sous son aspect de passè, en saisir ou en modifier l’esprit, lui servir de relais vers un plus long avenir; c’est retrouver sous les pierres le secret des sources. Notre vie est brève: nous parlons sans cesse des siècles qui précèdent ou qui suivent le nôtre comme s’ils nous étaient totalement étrangers; j’y touchais pourtant dans mes jeux avec la pierre. Ces mur que j’étaie sont encore chauds du contact de corps disparus…” / “Scavare dei porti significava fecondare la bellezza dei golfi. Fondare biblioteche, poi, era come costruire dei granai pubblici, accumulare scorte contro un inverno dello spirito che da certi segni, mio malgrado, vedo arrivare. Assai spesso ho ricostruito: è questo un modo di collaborare con il tempo nel suo aspetto di passato, coglierne o modificarne lo spirito, fargli da tramite verso un più lungo avvenire; si ritrova così sotto le pietre il segreto delle sorgenti. La nostra vita è breve, parliamo sempre dei secoli che precedono o che seguono il nostro come se fossero a noi del tutto estranei; eppure io li ho sfiorati nel mio giocare con la pietra. Queste mura che ho rafforzato sono ancora calde del contatto con corpi scomparsi…”

Nos délicats se plaignent de l’uniformité de nos villes: ils souffres d’y rencontrer partout la même statue d’empereur et la même conduite d’eau. Ils ont tort: la beauté de Nîmes diffère de celle d’Arles. Mais cette uniformité même, retrouvée sur trois continents, contente le voyageur comme celle d’une borne milliaire […]. La ville: le cadre, la construction humaine, monotone si l’on veut, mais comme sont monotones les cellules de cire bourrées de miel, le lieu de contact et des échanges, l’endroit où les paysans viennent pour vendre leurs produits et s’attardent pour regarder bouche bée les peintures d’un portique… Mes villes naissaient de rencontres: la mienne avec un coin de terre, celle de mes plans d’empereur avec les incidents de ma vie d’homme” / “I più delicati tra noi lamentano che le città siano tutte uguali: essi soffrono nel vedere dappertutto la stessa statua d’imperatore, il medesimo acquedotto. Hanno torto: la bellezza di Nîmes differisce da quella di Arles. Ma questa stessa uniformità, che si ritrova sui tre continenti, soddisfa il viaggiatore come quella d’una pietra miliare […]. La città: il quadro, la costruzione umana, monotona se si vuole, ma come sono monotone le celle dell’alveare ricolme di miele, il luogo dei contatti e degli scambi, il posto in cui i contadini vengono a vendere i loro prodotti e s’attardano a guardare a bocca aperta i dipinti di un portico… Le mie città sono nate da incontri, il mio incontro con un angolo di terra, quello dei miei piani di imperatore con gli accidenti della mia vita d’uomo”.

Ho scelto tre passaggi ma potrei citare l’intero libro, tutto è essenziale, tutto arricchisce, non c’è nulla di superfluo. La traduzione è mia perché ho solo il libro in francese, la traduzione italiana “ufficiale” è quella  di Lidia Storoni Mazzolani per Einaudi (1988).

In merito all'autore

Alexandra

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